Avere trent’anni. SE NON ORA QUANDO? ch-ch-ch- changes.

Ho quasi trent’anni, mancano ancora un paio d’anni vivaddio.

Non è semplice capire che il tempo passa, uno inizia a capirlo esattamente a 27 anni.

26 è più vicino a 25 mentre a 27 ti rendi conto che stai per averne 30 ma mancano 3 anni preziosi per cambiare (ho sempre pensato che io ai trenta vorrei arrivarci forgiata).

Non avere più vent’anni e passa non è grave, anzi, ho anche una collega che sostiene che il suo anno d’oro sia stato quello dei 38 anni quindi figurarsi.

Io personalmente non so quando sia stato il mio anno d’oro (potrebbe essere tranquillamente l’anno in cui Amedeo Minghi ha vinto Sanremo con Mietta). Ci sono stati alcuni periodi positivi, senza pensieri, ma l’anno d’oro è quello dello stravolgimento epocale in positivo, quello in cui diventi una persona migliore sia dentro che fuori. Quello in cui hai l’addominale che nemmeno asciugandoti i capelli a testa in giù ti viene la pancetta per intenderci.

D’altra parte penso sempre che con il senno di poi tutto sembri meglio, che è carino ricordare alcune cose che a dire il vero non erano mica la fine del mondo, che l’annata migliore è sempre passata da abbastanza tempo da poterla migliorare raccontandocela.

Penso anche che esistano veramente dei periodi fortunati, dei periodi in cui non siamo stati nemmeno noi a scegliere quelle cose li. E chi è abbastanza furbo sa capire e discernere tra i primi e i secondi. Non è che si stava meglio quando si stava peggio, si stava meglio quando si stava meglio, perché è proprio meglio che si stava.

Da giovani uno non ci pensa nemmeno ai genitori che invecchiano, al lavoro vero quello dello stipendio mica quello dei sogni, alla casa quella vera con i mobili e i piastrellisti che sbagliano a mettere giù le piastrelle, non le case stile provenzale shabby chic che ci sognavamo all’università.

Insomma è come se nei primi venticinque anni il mondo nel bene e nel male si manifestasse a noi in un modo e poi tutto ad un tratto capissimo che esistono altro cose, cose “che voi umani” eccetera.

Così ho pensato di buttare giù un decalogo delle cose da sapere meglio-prima-che-poi:

–          Usare l’olio di mandorle, la Rilastil, la crema anti stretching o comunque qualsiasi cosa che prevenga le smagliature. E’ qualcosa di semplicissimo che le madri dovrebbero inculcare nelle menti delle proprie figlie appena nate, ome le caramelle e gli sconosciuti. (ora hanno brevettato la cura definitiva per la cura alle smagliature. Del tipo che fino a ieri dicevano che la smagliatura è come un diamante cioè per sempre. Bene da oggi no, se hai soldi da spendere, quindi sempre meglio prevenire).

–          Non fare diete super drastiche per poi re ingrassare perché il nostro corpo ha memoria metabolica e ci metterà sempre più fatica a dimagrire (lo spiega benissimo il mio Guru Guia Soncini)

–          Non darla via come il pane. (e’ talmente ovvio che non sto nemmeno qui a spiegarvi cosa e come)

–          Non si cambiano le persone; si possono tuttavia educare a nuove abitudini, attitudini, regole eccetera (e se si fa bisogna farlo subito- 2 mesi è troppo tardi).

–          Non buttare via i cartellini e gli scontrini di Zara, Mango e via dicendo perché la metà delle volte cambierete idea. Meglio cambiare abito piuttosto che tenersi una roba che metterete si e no 2 volte. E soprattutto vi sembrerà di comprare di più cambiando un vecchio acquisto. Quindi bingo.

–          Non farsi i capelli NERI. Tornare indietro sarà difficile e soprattutto molto caro.

–          Se c’è qualcosa che se fate vi fa sentire in colpa non fatelo MAI. Non è vero che se uno sbaglia è meglio perché sbagliando s’impara. Se non sbagli è sempre meglio.

–          Se c’è qualcosa che se non fate vi fa sentire in colpa/presi male/malinconici e passate ore a pensare a quanto dovreste farla e smaronate qualsiasi individuo intorno a voi sul fatto che dovreste farla, fatela, ORA. Rimandare è la cosa peggiore che uno possa fare.

–          Se fate qualcosa che vi fa male (fumare, mangiare troppo, bere troppo, dire troppe stronzate, fare troppo poco, pensare male) smettete. Ne sarà sempre valsa la pena.

Mentre scrivevo questo cose capita che chiedo alla mia amica A. di inviarmi alcune sue considerazioni sulla paternale alle ragazze ancora più giovani di noi e lei mi ha inviato una cosa che non mi sono sentita di tagliuzzare, pertanto ve la ripropongo integralmente, dice:

“Ho imparato che anche nei momenti peggiori tutto e’ in cambiamento per cui domani le cose saranno comunque diverse, che ci piaccia o no.

Anche quando credi di aver pianificato tutto per bene, e che puoi sederti comodo sul divano con il telecomando della vita in mano può succedere qualcosa di inaspettato che starvolge tutto e devi alzarti e mettere a posto. Non puoi mai stare troppo tranquillo.

Quando pensi che con un figlio sei al sicuro dalle fatiche dei tuoi cambiamenti personali, sei totalmente fuori strada. Per certi versi un figlio e’ l’altra persona che dovrà fare i conti con le tue scelte. Quindi fallo solo quando avrai messo in conto di coinvolgere qualcuno di molto importante.

Quel senso civico che da giovane non capisci come e perche viene condiviso non e’ altro che il risultato di mille difficoltà che alla fine si superano e che gli adulti vogliono rispettate. Non si tratta di legge. La legge viene recepita soltanto perche a livello individuale ci si incontra sulla moralità e sull’etica che sono lezioni che si imparano sulla pelle. Se parliamo di persone che la moralità sanno cos’e e hanno pagato qualche errore.

C’e qualcosa che ti fa invecchiate da un giorno all’altro, di punto in bianco succede qualcosa che ti schiaffa nel mondo dei grandi, diventi responsabile, diplomatico, cauto nel giudicare. Ma soprattutto, da un giorno all’altro i grandi ti vedono come uno di loro e nemmeno tu capisci cos’e successo di preciso, ma ti piace, piace avere voce in capitolo.

Invecchiando ci si “sente” diversamente tra persone. Gli adulti in compagnia preferiscono una bella persona con le smagliature piuttosto che una figa di legno perfetta e senza cervello. Piace la simpatia e la spontaneità. Aumenta la solidarietà per cosi dire, si diventa più comprensivi e ci si riconosce più facilmente nell’altro. Per certo versi c’è meno ipocrisia nel curarsi degli altri e quello che e’ iniziativa spontanea verso gli altri lo e’a veramente.

Non pensino i giovani che acquisendo gli strumenti della vita questa risulti più facile.
La vita e’ sempre più complessa, ogni volta che si prende posizione, che si analizza una circostanza, che si fa una scelta, le variabili la rendono sempre più provvisoria e infinitamente piccola e casuale rispetto a quanto e’ grande il mondo e quante sono le responsabilità.

La saggezza ha un valore inestimabile. Anche se non si può essere preparati a tutto, invecchiando si acquisisce l’esperienza tua e degli altri e delle cose che hai visto e sentito. Ogni cosa che lascia una cicatrice o porta un sorriso rimane nella memoria e in un bagaglio che potrebbe servire ai posteri ma difficilmente loro imparano se non sulla propria pelle. La saggezza dovrebbe appartenere ai giovani, invece quando sei vecchio sai tutto e non te ne fai più niente. E chi la necessiterebbe sbatte la faccia di qua e di la’. Bah…
Diceva uno spot “se il mondo si guardasse dalla sagezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe”
Forse l’ha detto qualcuno in particolare ma io mi ricordo lo spot”.

Ecco questo è quello che dice la mia amica e io penso che abbia detto tutte cose vere lei.

Non è vero che nessuno ha la verità in tasca, a volte sappiamo benissimo qual è la cosa giusta e non la facciamo perché chissene.

Infatti ‘zzotene ti dici, ‘zzocambia se uno fa la “cosa giusta”.  Ma intanto tu  prova a farlo così a muzzo. Fallo e stop, come dice quel film li di Spike Lee e come dice quell’altro film.

E dopo il mio Big Kahuna moment posso augurare un buon invecchiamento a tutti.

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4 thoughts on “Avere trent’anni. SE NON ORA QUANDO? ch-ch-ch- changes.

  1. Viola ha detto:

    Dall’alto dei miei 27 anni (ancora per poco), non posso che essere d’accordo. Si diventa adulti così, senza chiederlo, dalla sera alla mattina. L’unica possibilità è restare in pista, adeguandosi.

  2. Mara ha detto:

    Dall’alto dei miei 30 anni…
    penso a quando ne avevo 27 e, leggendo il tuo post, m’è venuta voglia di piangere perchè mi sembrano passati cent’anni.
    Comunque oggi ancora mi aspetto che succeda quel fatidico “qualcosa” che mi faccia capire di essere arrivata.

  3. cris ha detto:

    ho compiuto 27 anni il 2 aprile scorso.
    sono stata tutto il giorno a piangere. è normale?

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