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Joaquin Phoenix è still here, statene certi.

E’ stato presentato oggi alla Mostra del cinema di Venezia il film “The Master”, pellicola che racconta si una storia d’amore (tra le altre cose), ma parla soprattutto di una cosa, Scientology.

Ho sentito (letto) parlare del film la prima volta il 21 settembre del 2010 in un articolo del Post  sulle difficoltà incontrate dal regista nella realizzazione dell’opera e poi qui sempre sul Post, articolo di questo aprile dove dice appunto che il film si fa.

E il film l’anno fatto, con il magnifiscentificamentissimamente bravo Joaquin Phoenix.

Due anni fa, Joaquin Phoenix aveva presentato a Venezia il film “I’m still here” (film diretto da Casey Affleck fratello di Ben).

Un documentario (poi scoperto essere mockumentary altra nuova parola che abbiamo imparato) che raccontava la vita di Joaquin dopo il suo ritiro dal cinema (aveva dichiarato di essersi ritirato dal cinema dopo quel bellissimo film girato con Gwyneth Paltrow “Two lovers”, film che vi consiglio caldamente di vedere), per dedicarsi ad una nuova carriera, quella di rapper (cosa per altro plausibile).

Fin qui sembrava tutto normale. Anche se qualche avvisaglia c’era stata; in un’intervista rilasciata da Gwyneth Paltrow durante la promozione del film Two Lovers (che avrebbe dovuto essere l’ultimo film della carriera di Joaquin) dove le chiedono cosa ne pensi della scelta del collega di lasciare il cinema nonostante il suo immenso talento, lei abbozza una risposta con quella risatina sotto i baffi (che lei di certo non ha) dove sembra la compagna di banco figa ma secchiona che non riesce a tenere i segreti per più di un minuto e si mette a ridere.

Morale della favola, dopo 2 anni, e un’intervista di David Letterman a Joaquin che ha fatto storia (con un J.Phoenix barbuto e sbronzo), esce I’m still here.

Per coerenza, durante la sua permanenza a Venezia di due anni fa, Joaquin distrugge la camera dell’albergo, sembra perennemente sbronzo e non si fa intervistare.

Tutto fila liscio finché non viene fuori il giorno dopo la proiezione che si tratta di un “mockumentary”, un documentario tarocco. Come lo era Blair Witch Project per dire.

Ha riassunto il tutto molto bene Wired qui. Ed è una cosa parecchio risaputissima, tant’è che dopo l’uscita del film Phoenix si è ripresentato da Letterman facendosi intervistare e chiedendogli scusa per l’atteggiamento singolare assunto per esigenze di copione, durante la vecchia intervista.

Questa cosa sembra che la sappiano tutti tranne la redazione di Vanity Fair che parlando della performance di Joaquin Phoenix che potrebbe ADDIRITTURA  vincere la Coppa Volpi grazie a questo film (anche perché secondo me un pò gli gira il cazzo che l’ha vinta Stefano Accorsi e non lui, per dire)  dice: “Dopo anni in cui aveva abbandonato la carriera d’attore per mettersi a fare il rapper, con qualche chilo in più e barba incolta, la prova di The Master potrebbe portargli la Coppa Volpi” . Come no?!

Articolo Vanity Fair su "The Master"

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Se Maometto non va alla montagna, la montagna si sente tutta sola

C’è questo film di James Ivory,  “La figlia del soldato non piange mai”, del ’98 / ’99 , che ho visto quando era uscito in video cassetta.

L’avevo affittata apposta dopo aver visto il trailer mesi prima in televisione e la feci vedere a mia sorella, più grande di me, che quella sera era tristissima. Aveva avuto una discussione terribile con il suo fidanzato dell’epoca (una di quelle storie infinite e scontate  piene di messaggi e sigarette e di regali di mesiversari, San Valentini e altri motivi minori di festeggiare chissà poi perché) ed era rimasta a casa il venerdì sera.

Io le feci vedere il filmettino e strada facendo se l’era dimenticata la tristezza e poi con il tempo è riuscita a liberarsi del ragazzo vivaddio.

Quello che fa di un film, un libro o una musica un bel film, un bel libro, una bella musica, è quella cosa che ti fa perdere per strada, dove non ti ricordi che stavi facendo prima, a cosa stavi pensando, se eri triste o eri felice.

Tu lo vedi, lo senti e se è triste ti fai triste, se è allegro diventi improvvisamente vivace e se è antico hai voglia di antico e se la protagonista è magra hai voglia di far la dieta e se ha la casa bella te la metti in ordine e non succede sempre, succede solo a volte, e non è la scoperta del secolo. E’ solo una possibilità confortante almeno quanto la Somatoline.

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I post dei blog dell’internet

Ho in programma un super post definitivo sulla pancia piatta (una cosa fatta bene con un casino di fotine), poi anche su Xfactor USA, sui matrimoni e questione soldi, sulla Paola Barale ma anche su Silvia Toffanin, sulle donne fighe sopravvalutate e sulle donne supreme che preferisco e mi faccio un elenco definitivo.

Volendo poi potrei anche scrivere della collezione di Zara che secondo me insomma quest’anno che non mi ha ancora prodotto una tutina (chiamasi Jumpsuit per gli esperti) nero pantaloncino corto fatta bene, del fatto che Nanni Moretti si è messo con una ragazza più giovane, molto fine e molto magra, bionda e che si occupa di arte  e alta che ha indossato Etro a Cannes (e chi altri), del fatto che poi hanno iniziato a parlare del fatto che Santamaria Caludio fa sangue (si certo un po’ più tardi no?) e che io effettivamente l’ho scoperto con il film “Ma quando arrivano le ragazze?” di Pupi Avati (molto carino il film che ho visto nella mia ex casa sotto-MoleAntonellianesca con la mia amica M.) con lui appunto, Vittoria Puccini (la sua ragazza ora, dopo che si è mollato dalla  Delfina Delettrez e discendente Fendi, ragazza col viso strano e troppa matita per gli occhi e  creatrice di linea di gioielli discutibilissima), e Paolo Briguglia (anche in Basilicata Coast to coast).

Lei nel film si sposa con Paolo Briguglia e gli fa le corna (una volta o forse due)  con Santamaria e io quando ho visto il film sapevo di per certo che piaceva di più (e di brutto) il tipo Santamaria (tant’è che Avati l’ha scelto per il personaggio del bello e dannato) e io invece, come con Beverly Hills quando cioè preferivo di gran lunga Brandon a Dylan (a quasi tutte piaceva Dylan, le altre volevano piuttosto David Silver ma non Brandon – vai a capire), preferivo Briguglia a Santamaria (son passati 6 anni tranquillamente) e lo sapevo che era normale preferire Santamaria. E come spesso, ho questa sensazione, che un po’ piace e un po’ no perché alla fine dei conti a cosa serve sapere una cosa (di questo genere) prima che la sa un altro?

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Cose di vestiti

– PUCCI PUCCI  –  In occasione del Festival del CInema di Cannes, l’ex moroso di Jenny from the block, Sean Combs Puff Daddy ha ospitato un pò di gente che conta per davvero sul suo yacht.

Alla Boum ha partecipato, tra gli altri, anche Kim Kardashian che indossava un abito di Pucci che aveva a sua volta indossato Gwyneth Paltrow per l’ultima edizione degli Emmy Awards  suscitando non poca curiosità/critiche riguardo alla sua scelta visto la trasparenza (evidente) del vestito(lei ha affermato di aver notato solo arrivata sul red carpet).

Il vestito non è semplice da indossare per la perfetta Gwyneth (che comunque secondo me sta bene checché ne abbiano detto) , figurarsi per una modella di Botero come la Kim.

Ecco le foto. Orrore.

Kim Kardashian in Pucci

Gwyneth Paltrow in Pucci

– RHIANNA PER ARMANI JEANS – Rhianna ha realizzato una capsule collection (lo so, mi ripeto, ma mi fa troppo ridere questa cosa della capsule collection, mi viene in mente la supposta della tachipirina chissà come mai) per Armani Jeans. Ci tenevo ad informarvi di questa collaborazione che detto con due parole due, fa cagare.

Ecco le foto.

– I VESTITI CADONO BENE QUANDO SEI MAGRA – a proposito della collaborazione tra Giorgio e Rhianna, stavo guardando questo schizzo, è vero che è solo uno schizzo che poi la realtà è un’altra, però bah lo stesso no?

Così i vestiti cadono un pò troppo, diciamo pure che rischiano di cadere pe’ tera.

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Cons. Minetti, la saga continua

E anche ieri il Corriere è riuscito a pubblicare l’ennesima galleria fotografica sull’abbigliamento della Consigliera della Regione Lombardia, Nicole Minetti.

Le scarpe borchiate di Nicole Minetti

E’ qualcosa di talmente ripetitivo, noioso e scontato che nemmeno le richieste di dimissioni a Berlusconi da parte di Bersani fino a qualche mese fa e forse nemmeno le raccolte firme di Repubblica. Forse.

(Che poi le scarpe borchiate le aveva già qui, ai ai ai. E comunque il servizio Minetti + borchia l’aveva già fatto poco tempo fa mannaggia, qui).

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Natalia Vodianova e il dono della sintesi.

Leggo su Skinny Vs. Curvy questa dichiarazione di Natalia Vodianova che è fondamentalmente la mia top model preferita di tutti i tempi (e potrebbe rimanerlo per sempre) per una serie di motivi tra cui questo qua sotto:

Natalia Vodianova

Natalia Vodianova

Dice : “C’mon guys, you know it’s better to be skinny than to be fat”  e anche  “If I eat like a pig, I am going to feel like a pig. Sometimes I have a huge, delicious five-star dinner with my grandparents with seven courses. In the morning you wake up and you feel like [bleep]. If I feel like that, okay, I am not going to be able to feel good about myself.”

Ecco una sua intervista di tre anni fa per Vogue dove si racconta.

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