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Kate Moss.

To share happiness is the very noblest thing human beings can aspire to

In 25 anni di attività di modella Kate Moss  è stata ampiamente fotografata sia in quanto modella che in quanto reale punto di interesse.

E in questi 25 anni l’abbiamo letteralmente ‘vista vivere’ senza sentirla parlare poi tanto (quando parla è se possibile ancora meglio che in foto).

Vi consiglio di leggere quest’ intervista di Vanity Fair Us di cui hanno ampiamente parlato anche i giornali nostrani (di cui la storia del tatuaggio dell’artista Freud che vale milioni).

L’intervista è rilasciata in occasione dell’uscita del libro  “Kate Moss” edito da Rizzoli, che ho già sfogliato di soppiatto alla Feltrinelli.

Kate Moss – Rizzoli

Non si tratta del solito libro sullo stile di Kate. Si tratta di un bellissimo Table Book di fotografie dove tutte le foto hanno un denominatore comune che anziché essere l’artista, oppure la corrente, il periodo ecc è il soggetto. Kate Moss.

Ci sono molte foto che non avrete mai visto, alcune molto molto suggestive. E’ un piccolo capolavoro.

Perché? Perché Kate Moss è la madeleine vivente di un’epoca ancora vicinissima ma non attuale, di uno stile di vita che probabilmente ancora esiste, ma è raro e circoscritto.

Vi trascrivo (per chi non avesse voglia di leggersi le 6 pagine dell’intervista integrale che comunque consiglio vivamente) alcuni passaggi tratti dall’articolo di Vanity Fair.

FACE – 1990 – THE 3rd SUMMER OF LOVE

“When I see these Face pictures, I see Lila. I love that.”

“The 3rd Summer of Love”—a classic statement of the anti-glamorous grunge style, of which Day was a founding artist.

GRUNGE

Marc Jacobs. Two years later he nailed the grunge aesthetic with a famous show in New York, with Moss as a model, for which he got fired by Perry Ellis but earned fashion immortality.

Kate Moss – Perry Ellis by Marc Jacobs catwalk – SS 1993

VOGUE UK 1993 – 

“If it had been a girl with bigger breasts than mine, and what they’d expect to be a lingerie model, then it wouldn’t have been shocking at all. Because it was shot on a teenage girl, they said it was outrageous, pedophilia. Ridiculous. I must have been 19. I’m standing in my underwear. Really controversial.”

VOGUE UK 1993

VOGUE UK 1993

Moss was tagged with “heroin chic” as well as anorexia. “I had never even taken heroin—it was nothing to do with me at all”

Kate Moss - Vogue UK 1993

Vogue UK 1993

LOVE part.1 – Mario Sorrenti

She fell in love with Mario Sorrenti, one of the new wave of photographers, which helped, but they were often separated. He would be in London while she was in New York, where she stayed with his mother, Francesca.

Mario Sorrenti – Foto di Kate Moss

SKINNY –

Nobody took you out for lunch when I started. Carla Bruni took me out for lunch once. She was really nice. Otherwise, you don’t get fed. But I was never anorexic.

Kate Moss Carla Bruni

Kate Moss Carla Bruni

LOVE part.2 – Johnny Depp

In New York, in the 90s, Kate Moss and Johnny Depp lived in a building on Waverly Place, where Carolyn Bessette, John Kennedy Jr.’s then girlfriend, lived downstairs.

Kate Moss Johnny Depp – Annie Leibovitz

A tribal area was staked out by James Brown, Jen Ramey, the casting director Jess Hallett, and Lucie de la Falaise, the wife of Marlon Richards, who is the son of Keith Richards and Anita Pallenberg.

Being MOSSED – Let’s just have fun

Amanda Harlech compares Moss to Daisy in The Great Gatsby, “but without the heartlessness. It was ‘Oh, come on, let’s have fun. Let’s just have fun.’ And that’s not frivolous, actually. To share happiness is the very noblest thing human beings can aspire to.”

“She got Mossed,” says Moss. “People that don’t know me get Mossed. It means, I was gonna go home, but then I just got led astray. In the best possible way, of course. I mean, it’s always fun, and a good time.”

“I remember phoning downstairs,” says Hallett, “and saying, ‘Can we have an alarm call for seven A.M., please?’ They said, ‘That’s in five minutes, madam.’

Qui sotto la foto che preferisco, ritrae Kate Moss abbracciata ad un Lucien Freud malato che di li a poco sarebbe mancato.

Kate Moss, Lucien Freud

Tenetevi pronti perché Lila Grace sta crescendo.

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Grassa e felice sarà poi vero?

Oggi ta-daaan il corriere.it pubblica questa cosa

Dice: «A questo punto della mia vita sono felice del corpo che ho – confessa -. All’inizio della carriera ho combattuto col fatto che odiavo essere troppo sottile… non mi sentivo a mio posto nella mia pelle. Ho sempre apprezzato le donne con curve e sedere perché mi sono sempre sembrate sexy. Adesso che ho le curve mi sento finalmente a mio agio»

Voi ci credete?

E’ come quella mollata-dal-tipo-che-adorava che dice agli amici (di lui) che no non ci pensa più e che  preferisce essere single.

La cosa più divertente la fa sempre il corriere (sezione immagini che preferisco al mondo), ecco qui:

Christina Aguilera TUTTA CURVY??? Ma fate sul serio? Una gallery col titolo Christina Aguilera prima e dopo, oppure Christina Aguilera all’evento x, oppure Christina Aguilera e basta no? TUTTA CURVY?

Qui invece la foto pubblicata dal The Sun (stronzissimi) che rende l’idea della gravità della situazione.

Ma ora, capite, non può essere vero che una persona (non parlo di un indigena dell’entroterra australiano ma di una persona nata e cresciuta in occidente che di mestiere fa la pop star ) preferisca essere come qua sopra rispetto a come qui sotto?

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My story is much too sad to be told

But practically everything leaves me totally cold.

E’ l’inizio di “I get a kick out of you” di Cole Porter. Ma non è questo il punto.

Il punto sono le canzoni che conosco e che  dovrò rimettere in ordine prima o poi su questo pc.

C’è una canzone per tutto. Tu dimmi un argomento più o meno articolato e io ti trovo la canzone giusta per quella roba li.

E nei momenti decisivi quando succede davvero qualcosa che poi uno si ricorda per un motivo o per l’altro io tac mi viene in mente la canzone che c’entra con quella cosa li tipo soundtrack.

E come me ce ne sono tantissimi e tutti quelli che sono ossessionati da qualcosa, ma soprattutto con la musica, sono convinti di conoscere loro le cose più belle o le più sconosciute-e-fantastiche eccetera. Tant’è che poi parli con qualcuno che (oh!) pure lui a-d-o-r-a i Doves o anche i Mazzy Star e pensa un pò anche gli Elbow (wow). Quando lo conosci diventa tuo amico se ha ancora i brufoli e una certa tendenza ad emozionarsi a prescindere e diventa invece quello per cui perdere più avanti la testa se è quel genere di ragazzo che prepara cd bellissimi ma peccato che lo faccia poi con altre tre o quattro contemporaneamente. Ma dopotutto noi non siamo “Jealous” come il tipo di  Sinead O’Connor e “I did not believe the information I just had to trust imagination” come dice Peter .

E insomma c’è stato il ventennio anni ’80 e anni ’90 che è stato il ventennio della musica. La musica era proprio la cosa numero uno. Comprare un CD era un’esperienza gratificante, per non parlare del culo che hanno avuto i primi fortunati possessori di masterizzatore (ma qui è un capitolo a parte).

In pratica erano gli anni in cui una buona reputazione musicale era uno dei principali elementi di fitness inteso come successo riproduttivo. Era, se non l’arma principale, una delle armi a disposizione di un qualsiasi adolescente x per la conquista delle femmine. Le ragazze scrivevano lettere, i maschi facevano compilation.

Questi di seguito sono i cd che praticamente tutti i nati nei primi anni ottanta (di media e non tamarra educazione musicale) hanno, se non posseduto in vista sulla mensola sopra il letto singolo della cameretta, almeno avuto nella tasca superiore dello zaino per darlo indietro al legittimo proprietario, persona di solito molto ottimista perché si sa che i cd come i libri raramente tornano indietro (soprattutto se non hanno colpito perché proprio per questo motivo uno si dimentica di averli ancora) :  MTV Unplugged dei Nirvana, So far so good di Bryan Adams, Bury the hatchet dei The Cranberries, i vari Jovanotti e Carboni, Californication di Red Hot Chili Peppers, The Score dei Fugees ma  anche The Miseducation of Lauryn Hill, Left of the Middle di Natalie Imbruglia, Play di Moby, Ok Computer di Radiohead, “The fat of the land” dei Prodigy, Colonna sonora di Forrest Gump e via dicendo.

Cos’è cambiato? Che MTV (che Dio la benedica che trasmette Girls, telefilm stupendo) non se lo caga più nessuno.

E’ molto più probabile incrociare per strada una ragazza che dice a un’altra ragazza “oh, hai visto il pantalone cerato con le borchie bordeaux da zara” piuttosto che “Oh hai sentito l’ultimo album dei Killers?”.

In pratica quella che era prima la reputazione musicale per beccare è diventata (per mille) la reputazione fashion delle ragazzine per beccare o per semplicemente far vedere ad altre ragazze che sono meglio. Che poi è un pò quello che facciamo tutti nella vita come attività principale, far vedere che noi siamo meglio. Ed è tremendamente odioso generalizzare così ma almeno un pò questa moda di cui tutti parliamo su questi blog tutti i santi giorni sotto mille prospettive diverse e gratis ha coperto e sta coprendo degli spazi di quotidianità che prima erano rivolti ad altro e non è che sia giusto o sbagliato è semplicemente un dato di fatto e ben venga in un paese come il nostro dove si producono più belle borse che belle canzoni.

Detto ciò vi consiglio due blog (che probabilmente conoscete già) che parlano (e bene) di musica; sono http://latuafottuta.wordpress.com/ e Indie For Bunnies che è un vero è proprio sito più che un blog.

Prima di andare un’unica domanda, ma anche a voi da fastidio questa cosa che qualsiasi canzone che non sia chiaramente pop oppure chiaramente rock sia necessariamente indie? Sono tutti gruppi Indie?

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Dimenticarle tutte perché ne succede di ogni

Mi sono quasi dimenticata tutti i titoli di quelle canzoni da tirare giù, questa no.

Poi pensavo al fatto che la Lennox ha una figlia, Tali Lennox  che fa la modella e che nella vita quindi è una che è figlia di una famosissima pop star e poi è bellissima e viaggia un casino e fa morire di invidia una serie di ragazze che fino a due secondi prima di incontrarla si sentivano delle fighe giusto perché in un aeroporto, chissà se ecco la figlia di Annie si ascolta Honestly con una malinconia qualsiasi.

Vuoi che una come lei abbia la malinconia come la nostra?

Poi, voglio dire, a sapere che esiste qualcun’altra al mondo e che non fa mica la sua vita, che non è come lei, pensa la desolazione che deve provare, onestamente, all’idea che esista qualcuno con una vita ordinaria e pure grata anche solo di esistere, come la nostra.

Una fermata del treno in campagna, chissà che vita di merda. Ma noi lo sappiamo, vero, che anche li ne succede di ogni (come ad Arcore)?

Tali Lennox

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I post dei blog dell’internet

Ho in programma un super post definitivo sulla pancia piatta (una cosa fatta bene con un casino di fotine), poi anche su Xfactor USA, sui matrimoni e questione soldi, sulla Paola Barale ma anche su Silvia Toffanin, sulle donne fighe sopravvalutate e sulle donne supreme che preferisco e mi faccio un elenco definitivo.

Volendo poi potrei anche scrivere della collezione di Zara che secondo me insomma quest’anno che non mi ha ancora prodotto una tutina (chiamasi Jumpsuit per gli esperti) nero pantaloncino corto fatta bene, del fatto che Nanni Moretti si è messo con una ragazza più giovane, molto fine e molto magra, bionda e che si occupa di arte  e alta che ha indossato Etro a Cannes (e chi altri), del fatto che poi hanno iniziato a parlare del fatto che Santamaria Caludio fa sangue (si certo un po’ più tardi no?) e che io effettivamente l’ho scoperto con il film “Ma quando arrivano le ragazze?” di Pupi Avati (molto carino il film che ho visto nella mia ex casa sotto-MoleAntonellianesca con la mia amica M.) con lui appunto, Vittoria Puccini (la sua ragazza ora, dopo che si è mollato dalla  Delfina Delettrez e discendente Fendi, ragazza col viso strano e troppa matita per gli occhi e  creatrice di linea di gioielli discutibilissima), e Paolo Briguglia (anche in Basilicata Coast to coast).

Lei nel film si sposa con Paolo Briguglia e gli fa le corna (una volta o forse due)  con Santamaria e io quando ho visto il film sapevo di per certo che piaceva di più (e di brutto) il tipo Santamaria (tant’è che Avati l’ha scelto per il personaggio del bello e dannato) e io invece, come con Beverly Hills quando cioè preferivo di gran lunga Brandon a Dylan (a quasi tutte piaceva Dylan, le altre volevano piuttosto David Silver ma non Brandon – vai a capire), preferivo Briguglia a Santamaria (son passati 6 anni tranquillamente) e lo sapevo che era normale preferire Santamaria. E come spesso, ho questa sensazione, che un po’ piace e un po’ no perché alla fine dei conti a cosa serve sapere una cosa (di questo genere) prima che la sa un altro?

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L’uomo lo rendi migliore se gli fai vedere com’è (messo male)

– DUKAN –  Parlare di Dukan fa tendenza cioè dukan qui, dukan li, vai a capire le mode a volte. Io ne parlo per sollevare il problema bresaola; a mio modesto parere se una mangia tutta quella bresaola appena ha fame come is supposed to be secondo le indicazioni di Pierre con la quantità di sale e conservanti ivi contenuti , le viene una ritenzione idrica che nemmeno Mischa Barton in quella famosissima foto (che poi secondo me era pure fotoshoppata per renderla ancora più piena di cellulaite/stronzi). Pertanto petti di pollo alla griglia e pesce etc si ma bresaola con riserva.

– IT GIRL – sull’abuso del termine It-girl e sulla prevedibilità, la noia e il nonsenepuo’piu’ismo  dell’elenco delle cose automaticamente legate a questa parola come l’abito anni venti comprato a Noho e le scarpe di Brian Atwood indossate – pensa un po’ – con la borsa di pelle di struzzo di Hermès della nonna (chi non ha la nonna che possiede la borsa in pelle di struzzo di Hermès dopotutto?), sulle origini miste perché nate a Rio De Janero da padre franco/indonesiano da cui hanno preso l’amore per l’arte e madre israelo/russa da cui hanno preso l’altezza e della loro vita fotogenica, un’esistenza fatta di mercatini colorati con la frutta e lo zenzero e le macadamie e i  manghi, sulla rubrica di Style.it e su quella di Grazia.it e sull’illusione che esse mangino gli hamburger giganti che fotografano con l’instagram tutti interi  e sulla capacità di far credere ancora che la vita di qualcun’altra può essere perfetta bisogna scrivere un altro libro .

– KASABIAN –  gruppo inglese preferito dal mio Gallagher preferito, Noel, hanno fatto questo bel pezzo che si chiama Goodbye kiss che è una specie di ballata (che amo particolarmente) dove si parla di uno ( di loro probabilmente ) che si lascia dalla fidanzata storica perché oramai è finito l’amore, dice forse per colpa del fatto che son diventati rockstar . Il testo l’ha scritto Sergio Pizzorno quello dei Kasabian alto con i capelloni. E ho pensato poi che strano che tutti questi  italo inglesi (prima generazione nata li mica la centonovantesima) non parlino una cippa di italiano mentre quelli nati per dire negli USA (parlo anche qui di prime generazioni) un po’ di italiano lo masticano.  Magari è proprio per colpa della spocchia degli inglesi.

– Giusi Ferré – alla domanda “ Per essere eleganti bisogna essere griffati?” risponde: “Le grandi griffe propongono oramai una moda riferita a una festa che si svolge altrove, lontano da noi”.

– Scrittori Italiani – di solito sono di Torino e fighi (anche se pochi lo sono come Enrico Brizzi –  Bologna e Sandro Veronesi – Prato)

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